sabato 18 settembre 2010

Verso Nord

“Verso Nord” - Una significativa occasione di riflessione sul nostro futuro

Direzione regionale Pd Veneto del 18 settembre 2010. Intervento di Giuseppe Esposito


Il manifesto politico del movimento “Verso Nord” pubblicato il 19 luglio scorso rappresenta un'occasione importante di riflessione sul futuro del campo del centrosinistra. In questa breve nota si afferma la necessità di questa riflessione al fine di impostare una ridefinizione del modo di essere del Partito democratico (o sua rifondazione) a partire dal Veneto.


Perchè riflettere sul manifesto politico del movimento “Verso Nord”.

Il manifesto politico del movimento è costruito su di una base ideale e programmatica che ha rappresentato la punta più avanzata della elaborazione politica dell'inizio del decennio 2.000; si è trattato di un pensiero, il pensiero del socialismo liberale e la conseguente auspicata prassi riformista (mi permetto di definirlo senza l'autorizzazione degli autori) che, spesso isolato rispetto a larga parte di politici ed intellettuali, ha tentato l'emancipazione culturale del centrosinistra in Italia fino a determinare gli stessi presupposti del Pd. Esempio significativo sul piano nazionale è stata l’associazione “Libertà Eguale”, fondata da Turci, Salvati, Morando, che ho seguito fin dall’inizio del decennio; oppure sul piano locale l’esperienza fatta qui in provincia di Treviso fra il 2003 ed il 2005 dove, con molti amici oggi presenti nel Pd, abbiamo dato vita al “Circolo riformista trevigiano”.

Insomma l’elaborazione politico-culturale di quel manifesto è la nostra elaborazione ed è parte del Pd. Al di la di alcune approssimazioni ed inesattezze contenute nel manifesto (non è questa la sede per una disamina puntuale del testo) vedo una seria opportunità in un confronto chiaro ed aperto con gli amici di “Verso Nord” (sia quelli del Pd che gli altri). Credo, anzi, che questo confronto sia esso stesso una necessità per il Pd ed è un bene che si faccia nel Veneto ed a partire dal Veneto e cercherò di spiegare il perché in questo breve intervento.


Un errore di fondo

Nella proposta politica che discende dall’analisi di “Verso Nord” vi è un errore di fondo legato, a sua volta, ad un errore di analisi. Si cerca di dimostrare, in sostanza, che la necessità di un “terzo polo” discende dalla volontà di modernizzare l’Italia, azione a sua volta resa impossibile dal bipolarismo italico. Se la mancata modernizzazione dell’Italia (contro cui trova la sua principale ragion d’essere il Pd) fosse davvero dovuta ad un limite del sistema politico (bipolare Vs tripolare) sarebbe davvero facile risolvere il problema. Purtroppo non è di ingegneria politico-istituzionale che si tratta. I motivi profondi di arretratezza del nostro Paese (…”un Paese fermo”…) non sono dovuti alla “forma” del sistema politico ma alla sua “sostanza”. Cioè all’incapacità della politica (dei partiti e della prassi dei partiti) di interagire con una società complessa, definita anche “pulviscolare” e che tuttavia ha significativi segmenti che si fanno rappresentare da quelli che, con gergo tecnico, si definivano “corpi intermedi” (associazioni, sindacati, organizzazioni territoriali, …). Detto in altri termini il corporativismo della nostra società andrebbe a condizionare qualunque sistema politico bipolare o tribolare; inoltre il problema della rappresentanza politica di questa fetta di società nasce quando la prassi dei soggetti politici non li porta ad interagire con la realtà complessa che la società esprime ed infine a rendersene interpreti e rappresentanti.


Un deficit strutturale di consenso

La porzione di società che, oggi, il Pd non riesce a rappresentare compiutamente nel senso sopra detto è la somma dei lavoratori indipendenti, dei loro familiari, dei soci, degli apprendisti, dei professionisti. Una massa di elettori che condiziona in modo determinante l’esito elettorale e la cui importanza è contemplata dallo stesso impianto analitico del Pd (“partito a vocazione maggioritaria”…). Si capisce quindi perché è necessario partire dal nord ed in particolare dal Veneto: è qui che quella società è insediata.

Quindi di fronte ad un deficit strutturale di consenso del Pd è necessario stabilire (partendo dai fondamentali per dirla con Cacciari) cosa davvero non ha funzionato.

Ebbene, ciò che non ha funzionato nel dispiegarsi del progetto politico del Pd e che rischia di rendere del tutto inutile anche l’eventuale sviluppo del progetto politico di “Verso Nord” è dato da una serie di mancanze dello strumento politico ma soprattutto dalla sostanziale assenza di consapevolezza di questo stato di cose.

Significativo esempio di tale scarsa consapevolezza si trova nel primo comma del manifesto di V.N.: mentre è sostanzialmente vera l’affermazione secondo cui “…la rivoluzione liberale promessa da Berlusconi cede il passo al populismo e al localismo leghista” non è affatto vero che “…il progetto riformista del partito democratico si dimostra incapace di uscire dall’antico grembo della socialdemocrazia”. Per dirla con una battuta: magari! I veri socialdemocratici (europei) erano veri riformisti; no davvero! Il problema è un altro.


La mancanza di una vera cultura politica

L’errore che io vedo nella proposta di sviluppo di un “terzo polo” sta nell’idea di costruire un contenitore senza avere risolto un ventennale problema: quello del contenuto. Infatti il centrosinistra, a partire dal 1989, ha rincorso la società italiana generando nel tempo sempre nuovi contenitori senza una definizione chiara e coraggiosa del contenuto. Inizialmente lo ha fatto per vie parallele (ex dc ed ex pci hanno seguito le loro rispettive evoluzioni) e successivamente lo ha fatto con l’avvento del Pd, dove permane lo stesso deficit che ha un nome ed un cognome: cultura politica.

La cultura politica di un partito è l’insieme dei suoi obiettivi politici e programmatici, la sua visione della società, la prassi del partito, la formazione dei suoi dirigenti, il come concepisce la funzione intellettuale, delle competenze e del sapere; il come tali competenze e le altre funzioni sono organizzate al fine del raggiungimento degli obiettivi che il partito si pone.

Questo deficit c’è fin dall’inizio di questo ultimo ventennio e non è mai stato colmato, di contenitore in contenitore.

Per dirla in breve l’errore che si presenta all’orizzonte anche con “Verso Nord” è del tutto simile a quello che gli splendidi 40-enni dell’89 (quelli delle botteghe oscure ed i loro epigoni) hanno compiuto a partire dalla fine del pci e perpetrato nel ventennio, accompagnati dagli ex dc, fino ad arrivare al Partito democratico.


Che si può fare?

Se si condivide l’analisi su esposta, che potrà forse apparire persino spietata, occorre fare due cose: fermarsi e ragionare. A nulla serve l’agitazione delle componenti che discettano della forma del contenitore se poi il tutto è finalizzato ad uno sterile confronto sulle forme della politica. A nulla serve l’impegno anche nobile di alcuni intellettuali se è finalizzato alla costruzione dell’ennesimo contenitore che, però, non cambia il contenuto. Ecco, allora, l’importanza di ripartire dal Veneto e dall’assoluta necessità di costruire, con la necessaria consapevolezza, quel Pd che serve al Veneto cioè che è in grado di rappresentarlo e di rappresentare i “produttori di reddito”.

Occorre un duro e lungo lavoro; non servono i cortocircuiti: a cosa è servito, ad esempio, portare in parlamento Colaninno e Calearo creando così l’illusione di un rapporto con i ceti produttivi? Se siamo scesi di circa 10 punti percentuali dal 2005 al 2010 nelle votazioni regionali in Veneto vuol dire che non è servito a molto; cioè i nodi di quel rapporto non sono stati sciolti attraverso facili rappresentazioni mediatiche.

Qui non dirò, anche per mancanza di tempo, quelle che io credo siano le soluzioni per giungere al nuovo Pd. Proverò a dare solo dei flash: Credo che tali soluzioni debbano passare per un rapporto con il ceto della produzione diffusa basato sulla competenza e conoscenza delle problematiche (anche) giornaliere, superando la vaghezza delle proposte ed il diffuso genericismo; credo che una diversa organizzazione del partito (un diverso approccio politico ed organizzativo) debba valorizzare l’insediamento territoriale del Pd, senza il quale il precedente obiettivo è irraggiungibile. La stessa nostra proposta del 20% dei rimborsi elettorali ai circoli, proposta bocciata dall’assemblea nazionale e che dobbiamo sforzarci di mantenere in campo, trova la sua ragione d’essere in questo schema di diverso approccio politico ed organizzativo. Credo infine che vada definito un ruolo per le competenze (tecnici ed intellettuali) senza i quali non è possibile leggere i caratteri e l’evoluzione di una società tanto complessa.

Insomma vasto è il campo delle azioni da mettere in campo ma prima di tutto, ed è quello che propongo, serve un seminario di almeno una mezza giornata che ci aiuti a raggiungere la piena consapevolezza della situazione, per la cui organizzazione mi impegno a partecipare, nel quale, insieme agli amici di “Verso Nord” (del Pd e non; ovvero i firmatari del manifesto) ed insieme alla nostra direzione regionale si fissino le idee sullo strumento politico da costruire, sui suoi fondamentali ovvero sul come costruire la cultura politica oggi carente in campo democratico. Questo lavoro è necessario, a noi, per intraprendere con determinazione ed autorevolezza un cammino di sostanziale rifondazione del Pd a partire dal nostro Veneto.

Giuseppe Esposito


Bibliografia:

E’ sempre difficile definire una bibliografia esaustiva quando si evocano situazioni che abbracciano l’arco di tempo di un ventennio. Ho provato a farlo riducendola al minimo:

- Verso Nord – Un’Italia più vicina all’Europa autori vari; può essere reperito al sito: http://www.versonord.eu/blog/ luglio 2010

- Salvatore Biasco - Per una sinistra pensante, 2009, Marsilio

- Gianfranco Pasquino, Critica della sinistra italiana, 2001, Laterza

- Nicola Rossi - Riformisti per forza. La Sinistra italiana tra il 1996 e il 2006, 2002, Il Mulino

- Luca Telese - Qualcuno era comunista, 2009, ed Sperling e Kupfer

IL PD CHE VOGLIAMO: RADICAMENTO PARTECIPAZIONE TRASPARENZA

“IL PD CHE VOGLIAMO: RADICAMENTO PARTECIPAZIONE TRASPARENZA…”

Programma della candidatura di Carola Arena a segretario provinciale



UN CONGRESSO DI PARTITO E’ L’APPUNTAMENTO IN CUI CI CONFRONTA SU COME ORGANIZZARSI NEL TERRITORIO, NELLA FORMA E NEI TEMPI PIU’ CONSONI ALLA SITUAZIONE POLITICA, NON E’ UN CONFRONTO PER IL GOVERNO DEL PAESE.
PER TALE RAGIONE, IN QUESTO DOCUMENTO NON CI SONO SPUNTI PROGRAMMATICI DIVERSI DA QUANTO PREVISTO DALL’AZIONE POLITICA NAZIONALE.
CI OCCUPIAMO DI COME DARE AL PARTITO UNA FORMA E UNA ORGANIZZAZIONE MIGLIORI.



Motivi della candidatura

I motivi di questa candidatura a segretario provinciale sono riassumibili in poche parole:
• Maggiore attenzione e partecipazione alla fase congressuale
• Possibilità di scelta di una alternativa programmatica
• Superamento delle logiche di appartenenza rispetto alle forze e culture preesistenti con l’obiettivo di promuovere una nuova “generazione democratica”
• Costruire un nuovo e partecipato percorso a partire da alcune parole chiave: radicamento-partecipazione-trasparenza-rinnovamento-democrazia-trasversalità-squadra-merito-competenza e spirito di servizio

Crediamo che per rilanciare il PD nella nostra provincia siano necessari un vero rinnovamento dei contenuti e del linguaggio, del modo di fare politica, dell’organizzazione del partito e del gruppo dirigente.
Riteniamo che un Congresso debba essere per gli iscritti un’occasione di confronto di idee, un momento di riflessione e bilancio dell’attività politica svolta e soprattutto di rilancio del partito attraverso il contributo di tutti coloro che, con senso di responsabilità e di collaborazione, decidono di partecipare attivamente.
Un vero Congresso deve garantire la possibilità di scelta, alternative programmatiche e una democratica e trasparente partecipazione.
Tutto questo con candidato unico ed una lista unica non sarebbe possibile.
Questa non è una candidatura contro qualcuno, è l’occasione di una più intensa partecipazione che tende a valorizzare e fare emergere tutte le diverse sensibilità e competenze che il partito ha al suo interno.



Premessa

Il momento storico che stiamo vivendo è di estrema difficoltà sociale ed economica: sono sempre di più le famiglie colpite dalla crisi, i giovani ai quali viene meno una proposta di futuro, le imprese lasciate prive di sostegno da parte del sistema bancario e orfane di una necessaria politica industriale, la distruzione di un sistema scolastico e culturale, il conseguente maggiore indebolimento delle fasce più deboli(anziani, immigrati, donne).
A quanto sopra si aggiunge un sempre maggiore scollamento tra la politica e la gente.
Il nostro partito anche a livello provinciale deve operare delle scelte e fare delle proposte forti e coerenti che rispondano alle esigenze del territorio.
Un partito che sia al centro della scena politica e che faccia dei contenuti e dei valori che lo caratterizzano il punto di partenza per le alleanze.
Per fare questo occorre costruire un partito democratico che si strutturi su:


Radicamento

Il partito deve avere un maggiore radicamento in termini di ascolto alle istanze dei circoli, della gente e a stretto contatto con gli amministratori.
I circoli sono il cuore del nostro partito. La segreteria provinciale deve interagire in maniera costante ed organizzata con i circoli e deve impegnarsi ad operare un maggiore coinvolgimento promuovendo la massima partecipazione della base nelle scelte politiche e stimolando anche la stessa attività politica locale. L’inserimento dei coordinatori (almeno dei circoli più grossi) all’interno degli organi provinciali del partito e un maggior coordinamento dell’attività dei circoli per aree territoriali potrebbe sicuramente favorire un processo di maggiore partecipazione e radicamento politico.
Funzionale a ciò è l’intraprendere un percorso che favorisca il consolidamento dei circoli esistenti e la nascita di nuovi anche attraverso forme di finanziamento costanti e trasparenti.
Bisogna rilanciare iniziative ed attività sul territorio provinciale. Il partito deve aprirsi maggiormente alle esigenze del territorio dando risposte concrete e chiare. Il nostro partito deve rimanere in contatto con il “popolo delle primarie” coinvolgendolo nelle iniziative promosse.
Con gli amministratori la segreteria provinciale, oltre a stare a stretto contatto per conoscerne le istanze ed esigenze, deve coordinare le azioni e i progetti.


Rilancio del partito

Il rilancio del PD provinciale deve partire necessariamente dalla costruzione di una identità forte che metta al centro contenuti quali: lavoro, scuola, famiglia, cultura, ambiente, territorio. Rispetto a queste tematiche la segreteria provinciale deve dare risposte chiare e promuovere iniziative sul territorio assieme ai nostri rappresentanti amministrativi e politici.
Il rilancio passa attraverso l’innovazione oltre che dei contenuti anche del linguaggio e delle forme di comunicazione che devono diventare maggiormente chiari ed efficaci. Per fare quanto sopra detto è necessario promuovere e fare crescere una radicata cultura politica a partire dai circoli e quindi dal territorio.

Partecipazione

La segreteria provinciale deve valorizzare la partecipazione alla vita del partito dei propri iscritti e simpatizzanti attraverso l’istituzionalizzazione del metodo delle primarie per la selezione dei candidati nelle elezioni da affrontare a tutti i livelli, garantendo sia l’espressione del voto di preferenza individuale ad ogni consultazione sia l’effettiva e trasparente contendibilità di ogni livello di direzione e rappresentanza.
Partecipazione significa anche costruire percorsi con la società civile, il mondo dell’associazionismo e del lavoro.

Trasparenza

E’ indispensabile la scelta di un profilo trasparente ed etico nella gestione del partito e delle risorse. Le scelte delle nomine negli enti, delle cariche nel gruppo dirigente e delle candidature per le elezioni a tutti i livelli devono avvenire attraverso aperte e trasparenti consultazioni all’interno degli organi del partito provinciale valorizzando le competenze e i meriti degli iscritti.

Rinnovamento

E’ necessario un progressivo ricambio nella classe dirigente provinciale che garantisca un reale rinnovamento, anche generazionale e di genere, del partito che esprima un insieme di valori unificanti e l’impegno ad una pratica politica rispettosa del codice etico del partito, anteponendo le regole alle pur legittime aspirazioni personali.

Trasversalità

La trasversalità si deve intendere come superamento delle logiche di appartenenza alle forze preesistenti alla nascita del PD, facendosi carico di promuovere una nuova “generazione democratica” di dirigenti e amministratori.

Squadra

Figura del segretario inter pares. E’ necessario che la prossima segreteria provinciale sia strutturata attorno a una squadra all’interno della quale vengano attribuite diverse deleghe e competenze, che affronti l’impegno assunto con spirito di servizio e che sottoponga il suo operato a verifiche periodiche. Questo per permettere una maggiore ed efficiente attività organizzativa e politica, nonché la crescita e la valorizzazione di altre figure. La composizione della squadra dovrà valorizzare la componente femminile e dei giovani, partendo sempre dalle competenze e dal merito. Si prevede l’istituzione delle figure di Garante delle pari opportunità e Garante della trasparenza.


Organizzazione del partito

E’ necessario ricordare le funzioni dei vari organi che riteniamo debbano svolgere appieno e con regolarità il loro ruolo.

Direzione
Come massimo organo politico la direzione discute ed analizza, propone e sintetizza la proposta politica.
La Direzione deve essere convocata con regolarità quanto meno mensile e coinvolgere gli amministratori del territorio e i coordinatori di circolo per approfondire ed affinare strategie politiche.

Esecutivo
E’ un organo organizzativo dove 7/8 persone, a diretto contatto con il segretario, si fanno punto di riferimento provinciale di diversi contenuti e competenze; sono a tutti gli effetti vicari del segretario nell’immagine del partito. La sua attività deve essere rigidamente organizzata, costante e snella.

Assemblea provinciale
E’ il luogo deputato al dibattito e alla verifica politica. I componenti rappresentano le diverse aree territoriali ed è anche compito loro gestire i rapporti tra i diversi circoli nel modo più funzionale e indipendente possibile. A tal fine va convocata con una cadenza massima trimestrale.

I circoli
Cellule fondamentali del partito. Sono il luogo di più persistente dibattito, dove l’impegno degli iscritti continua a manifestarsi. Devono avere un legame più stretto con la segreteria provinciale, essere aiutati economicamente a fronte di iniziative politiche e di formazione. I circoli sono la voce del territorio e devono essere luoghi aperti rispetto ai simpatizzanti e alla società civile. La loro rappresentanza negli organi del partito provinciale va garantita sempre.



Conclusioni

Il partito democratico è un partito contemporaneo che non deve aver paura di fare scelte e di schierarsi. Deve trovare una sintesi tra le posizioni della base e dei suoi vertici. A tal fine occorre costruire un partito democratico dove radicamento-trasparenza-rinnovamento-trasversalità-squadra-merito e competenza-spirito di servizio non rimangano solo slogan, ma si traducano in metodi e norme di convivenza civili e di crescita sociale.

martedì 14 settembre 2010

AIUTIAMO VITTORIO VENETO

Il sindaco “padano ”Da Re vuole vendere il Parco Papadopoli, il più bel parco d'autore della provincia di Treviso. Per tenere viva l'attenzione su questo problema abbiamo deciso di partecipare al Censimento del FAI (Fondo Ambiente Italiano) "I luoghi del cuore". Classificarsi ai primi posti significherebbe conquistare una grande visibilità sui media locali e nazionali. E' questo il nostro obiettivo Per ottenere il risultato sperato chiediamo l'aiuto di tutti coloro che amano l ’ambiente e il proprio territorio nel darci una mano andando a firmare presso le sedi dalla banca INTESA sponsor del FAI. Può votare chiunque, purchè sia residente in Italia, anche se non maggiorenne entro il 22 settembre.
Anche in sede a Castelfranco sono disponibili le cartoline per la votazione.
http://www.iluoghidelcuore.it/parco_papadopoli

lunedì 13 settembre 2010

Convocazione congresso 2010

Castelfranco,13 settembre 2010


Care Iscritte e cari Iscritti
abbiamo iniziato il cammino congressuale che ci porterà all’elezione del nuovo segretario di circolo, del segretario provinciale, del direttivo di circolo e dei rappresentanti del nostro circolo all’assemblea provinciale.
Il congresso per il circolo di Castelfranco è convocato per
domenica 10 ottobre 2010
alle ore 9.30
presso
sede Pd di via Matteotti 14/a
le operazioni di voto si svolgeranno dalle ore 11 alle 13
L’ordine del giorno è il seguente:
1- Nomina della presidenza
2- Illustrazione delle linee politiche e programmatiche dei candidati (entro un tempo massimo di 10 minuti per ognuna); presentazione delle liste dei candidati per il direttivo di circolo e per l’assemblea provinciale.
3- Costituzione del seggio elettorale
4- Discussione (possono intervenire anche i non iscritti)
5- Svolgimento delle votazioni (per i soli iscritti aventi diritto ed a scrutinio segreto)
6- Spoglio e proclamazione dei risultati
Questo congresso è un momento importante per la vita del nostro partito ed è essenziale che ognuno di noi partecipi. Qui a Castelfranco avremo un percorso caratterizzato dalla più ampia partecipazione. A tal fine viene convocata un’assemblea preparatoria degli iscritti per mercoledì 22 settembre 2009 alle ore 20.45 presso la sede di via Matteotti 14/a.
Sia la scorsa assemblea del 30 giugno 2010 che il successivo coordinamento hanno indicato per Castelfranco un congresso unitario che, sulla base dell’esperienza di questi due anni e delle ultime elezioni comunali, sviluppi il nostro progetto di sempre maggiore radicamento a Castelfranco. Tutti gli iscritti sono chiamati a questa elaborazione attraverso momenti di confronto e discussione. Ecco allora che l’assemblea preparatoria del 22 settembre sarà momento importante per prendere alcune decisioni e confermare tale impostazione. Avrà come ordine del giorno:
1. Determinazione del numero dei componenti elettivi del futuro direttivo (il coordinamento propone 15 persone);
2. Ratifica bilancio consuntivo 2009;
3. Discussione sul cammino congressuale per Castelfranco e per la provincia di Treviso;
4. Varie ed eventuali.
Sul blog del circolo http://pdcastelfranco.blogspot.com/ si trovano i documenti congressuali ed il regolamento. Data l’importanza della riunione del 22 settembre raccomando di non mancare invitando cittadini e simpatizzanti i quali possono partecipare alla nostra discussione.
Un cordiale saluto
Il segretario
Giuseppe Esposito


Regolamento per il congresso provinciale Partito Democratico
della Provincia di Treviso

Norme per l'elezione dei Segretari e delle Assemblee provinciali e di circolo

Art. 1 -I congressi provinciali e di Circolo
I Congressi di circolo devono tenersi a partire dal 26 settembre 2010 e concludersi entro e non oltre il 15 ottobre 2010.
L’Assemblea provinciale si terrà il 24 di ottobre 2010.
Partecipano con diritto di parola e di voto al Congresso dei circoli di appartenenza e possono essere eletti nelle Assemblee e nei direttivi, tutti gli iscritti del 2009 che abbiano rinnovato la tessera per l’anno 2010 alla data di svolgimento del congresso e i nuovi iscritti del 2010 tesserati entro il 31 agosto 2010

Art. 2 -Componenti delle Assemblee
L'assemblea provinciale è composta (tenendo conto della parità di genere) da 156 delegati da ripartire tra i circoli -per il 50% in base al numero degli iscritti e per il restante 50% in base ai voti riportati dal PD nelle ultime elezioni politiche nell’ambito territoriale di competenza del circolo-; I componenti di diritto all’Assemblea Provinciale sono: Segretario provinciale, Tesoriere, Parlamentari, Consiglieri Regionali, Consiglieri provinciali, Segretario provinciale dell'organizzazione giovanile, il capogruppo consigliare del comune capoluogo, i sindaci dei comuni della provincia iscritti al PD.

Art. 3 -La Commissione Provinciale per il Congresso
La Commissione Provinciale per il Congresso, eletta dalla Direzione Provinciale è composta da 9 persone, elegge al proprio interno il coordinatore e una volta presentate le candidature viene completata con un delegato per ogni candidato Segretario Provinciale;
La Commissione, nello svolgimento dei suoi lavori e nelle decisioni che assume, si ispira al principio della ricerca del più ampio consenso.
La Commissione Provinciale ha il compito di garantire che il procedimento congressuale si svolga in modo democratico e che in tutte le iniziative e in tutti i momenti del dibattito sia assicurata piena parità di diritti a tutti i candidati.
La Commissione Provinciale assicura che sia data massima e tempestiva comunicazione a tutti gli iscritti dei termini e delle modalità di presentazione delle candidature ad ogni livello predisponendone la relativa modulistica.
Fornisce ad ogni Circolo il tabulato dell’Anagrafe degli iscritti su cui registrare la partecipazione al voto, la scheda elettorale per l’elezione del Segretario provinciale e di circolo e il modello di verbale sul quale registrare i risultati delle votazioni per gli organi provinciali e di circolo.

Art. 4 – Candidature del Segretario e dell’Assemblea Provinciale
Le candidature a Segretario provinciale devono essere sottoscritte da un numero di iscritti compreso tra 31 e 93.
Le candidature devono essere depositate, insieme al Programma politico organizzativo e ad una sintesi dello stesso, entro e non oltre le ore 18.00 del giorno 15 settembre 2010. Ogni candidato, unitamente alla sua candidatura personale presenta entro il giorno 15 settembre 2010, la sola denominazione della o delle liste provinciali a lui collegate.
Per poter essere presentata in tutti i circoli della provincia ogni lista dovrà essere sottoscritta da almeno 93 iscritti di almeno 16 dei circoli su base provinciale.
Nei circoli è possibile presentare altre liste collegate ad un candidato segretario, previa accettazione dello stesso o di suo delegato, sottoscritte da almeno il 3% degli iscritti del circolo.
L’ordine di presentazione delle candidature è assunto anche come ordine di illustrazione delle linee politico programmatiche dei candidati Segretari nel corso delle assemblee di Circolo.

Art.5 Elezione del Segretario e dell'Assemblea provinciale
Il Segretario provinciale è eletto in collegamento a una o più liste di candidati all’Assemblea provinciale.
Le liste per l’Assemblea provinciale vengono votate in ogni Assemblea di circolo.
Le liste devono essere collegate a un candidato Segretario, che autorizza il collegamento (anche attraverso un proprio delegato), e non possono contenere un numero di candidati all’Assemblea provinciale superiore a quello spettante a quel circolo.
Le liste, dove sono previsti più candidati, devono essere formate, pena l’inammissibilità, nel rispetto dell’alternanza di genere.
I candidati all’Assemblea provinciale vengono eletti secondo l’ordine di posizione nella lista.
Il voto per il Segretario provinciale si esprime votando soltanto una delle liste collegate alla sua candidatura.
I delegati all’Assemblea provinciale da eleggere in ogni circolo sono ripartiti tra le liste con il metodo proporzionale d’Hondt, fino a raggiungere il numero degli eligendi previsto in quel circolo.
Terminati i Congressi di circolo, il riequilibrio proporzionale, al quale accedono le liste che hanno raggiunto almeno il cinque per cento dei voti validi su base provinciale, deve garantire la piena proporzionalità dei delegati eletti da ciascuna di queste liste con il rispettivo numero di voti validi riportati.
Tale riequilibrio, svolto dalla Commissione Provinciale per il Congresso, avviene assumendo come riferimento la lista che ha ottenuto lo scarto positivo più alto tra la percentuale di delegati eletti nei circoli e la percentuale di voti validi riportati.
A tale lista non viene attribuito nessun ulteriore delegato, mentre il numero di delegati delle altre liste viene proporzionato a quello della prima, individuando i delegati da recuperare per ciascuna lista con il metodo dei resti più alti percentuali nei singoli circoli.
Il numero complessivo di delegati all’Assemblea provinciale può essere perciò determinato solo al termine del riequilibrio, in modo da assicurare a ogni lista che abbia raggiunto almeno il cinque per cento dei voti validi un numero di delegati direttamente proporzionale ai voti ottenuti.
È eletto Segretario provinciale il candidato collegato alla maggioranza assoluta di delegati all’Assemblea provinciale.
Qualora nessun candidato Segretario abbia conseguito la maggioranza assoluta dei delegati, l’Assemblea provinciale elegge il Segretario provinciale con un ballottaggio a scrutinio segreto, a cui accedono i due candidati collegati al maggior numero di delegati.


Art. 6 – Elezione del Segretario e del Direttivo di Circolo;
Le candidature a Segretario di circolo e le liste di candidati al Direttivo di circolo si presentano alla Presidenza del Congresso di circolo, non appena eletta dal circolo Stesso, il giorno dell’apertura del Congresso di circolo e devono essere sottoscritte da almeno un terzo del numero previsto dall’assemblea per il direttivo di Circolo.
Il numero dei componenti dei Direttivi dei circoli deciso dall’assemblea subito dopo l’elezione della presidenza in relazione al numero degli iscritti è il seguente:

Numero di iscritti Componenti del direttivo
Fino a 30 iscritti max 10
Fino a 50 iscritti max 20
Fino a 100 iscritti max 30
Fino a 150 iscritti max 34
Oltre i 151 iscritti max 40

Il Segretario di circolo è eletto dall’Assemblea degli iscritti in collegamento a una o più liste di candidati al Direttivo di circolo.
Le liste devono essere collegate a un candidato Segretario, che autorizza il collegamento, e non possono contenere un numero di candidati al Direttivo superiore al numero massimo previsto di componenti dell’organismo.
Le liste devono essere formate, pena l’inammissibilità, nel rispetto dell’alternanza di genere.
I candidati al Direttivo vengono eletti secondo l’ordine di posizione nella lista.
Oltre ai membri elettivi fanno parte di diritto del direttivo di circolo anche i parlamentari, i consiglieri regionali, provinciali e gli amministratori locali iscritti al partito: (Sindaco, assessori, consiglieri comunali).
Il voto per il Segretario di circolo si esprime votando soltanto una delle liste collegate alla sua candidatura.
I componenti del Direttivo sono ripartiti tra le liste con il metodo proporzionale d’Hondt.
È eletto Segretario di circolo il candidato collegato alla maggioranza assoluta dei componenti del Direttivo.
Qualora nessun candidato Segretario abbia conseguito la maggioranza assoluta dei componenti del Direttivo, il Direttivo elegge il Segretario di circolo con un ballottaggio a scrutinio segreto, a cui accedono i due candidati collegati al maggior numero di componenti dell’organismo.

Art. 7 -Modalità di convocazione delle Assemblee di Circolo
La convocazione delle assemblee deve essere spedita, a cura del coordinamento di circolo uscente, a tutti gli iscritti al Circolo almeno 7 giorni prima dello svolgimento utilizzando il fac-simile di convocazione predisposto dalla Commissione Provinciale per il Congresso.
La convocazione dovrà comunque contenere: il luogo, il giorno e l’ora di inizio della riunione, il programma dei lavori e l’orario di apertura e di chiusura delle votazioni.
Le votazioni dovranno durare non meno di una e non più di tre ore consecutive da collocare in orario successivo alle ore 18.00 per i giorni feriali o nel fine settimana.

Art. 8 – Modalità di svolgimento delle Assemblee di Circolo
Le modalità e i tempi di svolgimento delle Assemblee di Circolo devono garantire la più ampia possibilità di intervento agli iscritti.
Le Assemblee di Circolo sono aperte alla partecipazione di elettori e simpatizzanti del Partito Democratico.
In apertura dell’Assemblea di Circolo, su proposta del Segretario del Circolo stesso, viene costituita e messa ai voti per l’approvazione una Presidenza, che ha il compito di assicurare il corretto svolgimento dei lavori e che garantisca la presenza di almeno un rappresentante per ciascuna candidatura. Fa parte della Presidenza un membro della Commissione Provinciale o un delegato esterno alla stessa che è tenuto ad assistere alla riunione, con funzioni di garanzia circa il regolare svolgimento dei lavori.
Prima che siano aperte le operazioni di voto, vengono presentate le linee politico-organizzative collegate ai candidati a Segretario Provinciale e, distintamente rispetto alle prime, le candidature a Segretario di Circolo, assicurando a ciascuna di esse pari opportunità di esposizione, entro un tempo massimo di 10 minuti.
L’elezione degli organi Provinciali e di Circolo avviene in ogni caso a scrutinio segreto.
Lo spoglio è pubblico e viene svolto dalla Presidenza immediatamente dopo la conclusione delle operazioni di voto.
A conclusione delle operazioni di voto in ciascun Circolo viene redatto un verbale che viene immediatamente trasmesso alla Commissione Provinciale per le operazioni di calcolo di propria competenza. Il verbale contiene anche, i risultati delle votazioni per l’elezione del Segretario e del direttivo di Circolo.

Art. 9 -Modalità di convocazione dell’ assemblea provinciale
La convocazione dell’ assemblea provinciale deve essere spedita, a cura del coordinamento uscente, a tutti i delegati almeno 7 giorni prima dello svolgimento.
La convocazione dovrà comunque contenere: il luogo, il giorno e l’ora di inizio della riunione, il programma dei lavori e l’orario di apertura e di chiusura delle eventuali votazioni per il ballottaggio.

Art. 10 -Proclamazione dei risultati e nomina del Segretario provinciale
L’Assemblea Provinciale, nella riunione di insediamento, convocata e presieduta della Commissione Provinciale, elegge il proprio Presidente.
La candidatura a Presidente dell'Assemblea deve essere sottoscritta da almeno il 10% dei membri dell'Assemblea e la votazione avviene a scrutinio segreto.
Nel caso di una sola candidatura l’elezione avviene con voto palese.
Per l’elezione del Presidente è richiesta la maggioranza assoluta dei voti validamente espressi. Qualora nessuno dei candidati raggiunga tale maggioranza al primo turno di votazione, si procede ad un secondo turno di votazione al quale sono ammessi solo i due candidati più votati al primo turno. In caso di parità, si considera eletto il più giovane di età.
Il Presidente dell’Assemblea Provinciale proclama eletto alla carica di Segretario il candidato la/le cui lista/e, sulla base delle comunicazioni della Commissione Provinciale, abbia/no ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi dell’Assemblea Provinciale.
Qualora nessun candidato abbia ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi, il Presidente dell’Assemblea Provinciale indice, in quella stessa seduta, il ballottaggio a scrutinio segreto tra i due candidati le cui liste abbiano ottenuto il maggior numero di componenti dell’Assemblea e proclama eletto Segretario il candidato che ha ricevuto il maggior numero di voti validamente espressi.

Art.11 -Norme di Garanzia
La Commissione Provinciale ha la responsabilità di accesso e vigilanza sull’Anagrafe degli iscritti, sulla regolarità e sull'effettivo svolgimento dei Congressi. La Commissione interviene e surroga i compiti dei coordinamenti di Circolo in caso di inadempienza.
Eventuali contestazioni riguardo alla convocazione e allo svolgimento delle Assemblee di Circolo devono essere rivolte alla Commissione Provinciale per il Congresso entro due giorni dallo svolgimento del congresso, in seconda istanza, alla Commissione Regionale di Garanzia.

domenica 12 settembre 2010

Regolamento congressuale

Regolamento per il congresso provinciale Partito Democratico

della Provincia di Treviso

Norme per l'elezione dei Segretari e delle Assemblee provinciali e di circolo

Art. 1 -I congressi provinciali e di Circolo

I Congressi di circolo devono tenersi a partire dal 26 settembre 2010 e concludersi entro e non oltre il 15 ottobre 2010.

L’Assemblea provinciale si terrà il 24 di ottobre 2010.

Partecipano con diritto di parola e di voto al Congresso dei circoli di appartenenza e possono essere eletti nelle Assemblee e nei direttivi, tutti gli iscritti del 2009 che abbiano rinnovato la tessera per l’anno 2010 alla data di svolgimento del congresso e i nuovi iscritti del 2010 tesserati entro il 31 agosto 2010

Art. 2 -Componenti delle Assemblee

L'assemblea provinciale è composta (tenendo conto della parità di genere) da 156 delegati da ripartire tra i circoli -per il 50% in base al numero degli iscritti e per il restante 50% in base ai voti riportati dal PD nelle ultime elezioni politiche nell’ambito territoriale di competenza del circolo-; I componenti di diritto all’Assemblea Provinciale sono: Segretario provinciale, Tesoriere, Parlamentari, Consiglieri Regionali, Consiglieri provinciali, Segretario provinciale dell'organizzazione giovanile, il capogruppo consigliare del comune capoluogo, i sindaci dei comuni della provincia iscritti al PD.

Art. 3 -La Commissione Provinciale per il Congresso

La Commissione Provinciale per il Congresso, eletta dalla Direzione Provinciale è composta da 9 persone, elegge al proprio interno il coordinatore e una volta presentate le candidature viene completata con un delegato per ogni candidato Segretario Provinciale;

La Commissione, nello svolgimento dei suoi lavori e nelle decisioni che assume, si ispira al principio della ricerca del più ampio consenso.

La Commissione Provinciale ha il compito di garantire che il procedimento congressuale si svolga in modo democratico e che in tutte le iniziative e in tutti i momenti del dibattito sia assicurata piena parità di diritti a tutti i candidati.

La Commissione Provinciale assicura che sia data massima e tempestiva comunicazione a tutti gli iscritti dei termini e delle modalità di presentazione delle candidature ad ogni livello predisponendone la relativa modulistica.

Fornisce ad ogni Circolo il tabulato dell’Anagrafe degli iscritti su cui registrare la partecipazione al voto, la scheda elettorale per l’elezione del Segretario provinciale e di circolo e il modello di verbale sul quale registrare i risultati delle votazioni per gli organi provinciali e di circolo.

Art. 4 – Candidature del Segretario e dell’Assemblea Provinciale

Le candidature a Segretario provinciale devono essere sottoscritte da un numero di iscritti compreso tra 31 e 93.

Le candidature devono essere depositate, insieme al Programma politico organizzativo e ad una sintesi dello stesso, entro e non oltre le ore 18.00 del giorno 15 settembre 2010. Ogni candidato, unitamente alla sua candidatura personale presenta entro il giorno 15 settembre 2010, la sola denominazione della o delle liste provinciali a lui collegate.

Per poter essere presentata in tutti i circoli della provincia ogni lista dovrà essere sottoscritta da almeno 93 iscritti di almeno 16 dei circoli su base provinciale.

Nei circoli è possibile presentare altre liste collegate ad un candidato segretario, previa accettazione dello stesso o di suo delegato, sottoscritte da almeno il 3% degli iscritti del circolo.

L’ordine di presentazione delle candidature è assunto anche come ordine di illustrazione delle linee politico programmatiche dei candidati Segretari nel corso delle assemblee di Circolo.

Art.5 Elezione del Segretario e dell'Assemblea provinciale

Il Segretario provinciale è eletto in collegamento a una o più liste di candidati all’Assemblea provinciale.

Le liste per l’Assemblea provinciale vengono votate in ogni Assemblea di circolo.

Le liste devono essere collegate a un candidato Segretario, che autorizza il collegamento (anche attraverso un proprio delegato), e non possono contenere un numero di candidati all’Assemblea provinciale superiore a quello spettante a quel circolo.

Le liste, dove sono previsti più candidati, devono essere formate, pena l’inammissibilità, nel rispetto dell’alternanza di genere.

I candidati all’Assemblea provinciale vengono eletti secondo l’ordine di posizione nella lista.

Il voto per il Segretario provinciale si esprime votando soltanto una delle liste collegate alla sua candidatura.

I delegati all’Assemblea provinciale da eleggere in ogni circolo sono ripartiti tra le liste con il metodo proporzionale d’Hondt, fino a raggiungere il numero degli eligendi previsto in quel circolo.

Terminati i Congressi di circolo, il riequilibrio proporzionale, al quale accedono le liste che hanno raggiunto almeno il cinque per cento dei voti validi su base provinciale, deve garantire la piena proporzionalità dei delegati eletti da ciascuna di queste liste con il rispettivo numero di voti validi riportati.

Tale riequilibrio, svolto dalla Commissione Provinciale per il Congresso, avviene assumendo come riferimento la lista che ha ottenuto lo scarto positivo più alto tra la percentuale di delegati eletti nei circoli e la percentuale di voti validi riportati.

A tale lista non viene attribuito nessun ulteriore delegato, mentre il numero di delegati delle altre liste viene proporzionato a quello della prima, individuando i delegati da recuperare per ciascuna lista con il metodo dei resti più alti percentuali nei singoli circoli.

Il numero complessivo di delegati all’Assemblea provinciale può essere perciò determinato solo al termine del riequilibrio, in modo da assicurare a ogni lista che abbia raggiunto almeno il cinque per cento dei voti validi un numero di delegati direttamente proporzionale ai voti ottenuti.

È eletto Segretario provinciale il candidato collegato alla maggioranza assoluta di delegati all’Assemblea provinciale.

Qualora nessun candidato Segretario abbia conseguito la maggioranza assoluta dei delegati, l’Assemblea provinciale elegge il Segretario provinciale con un ballottaggio a scrutinio segreto, a cui accedono i due candidati collegati al maggior numero di delegati.

Art. 6 – Elezione del Segretario e del Direttivo di Circolo;

Le candidature a Segretario di circolo e le liste di candidati al Direttivo di circolo si presentano alla Presidenza del Congresso di circolo, non appena eletta dal circolo Stesso, il giorno dell’apertura del Congresso di circolo e devono essere sottoscritte da almeno un terzo del numero previsto dall’assemblea per il direttivo di Circolo.

Il numero dei componenti dei Direttivi dei circoli deciso dall’assemblea subito dopo l’elezione della presidenza in relazione al numero degli iscritti è il seguente:

Numero di iscritti Componenti del direttivo

Fino a 30 iscritti max 10

Fino a 50 iscritti max 20

Fino a 100 iscritti max 30

Fino a 150 iscritti max 34

Oltre i 151 iscritti max 40

Il Segretario di circolo è eletto dall’Assemblea degli iscritti in collegamento a una o più liste di candidati al Direttivo di circolo.

Le liste devono essere collegate a un candidato Segretario, che autorizza il collegamento, e non possono contenere un numero di candidati al Direttivo superiore al numero massimo previsto di componenti dell’organismo.

Le liste devono essere formate, pena l’inammissibilità, nel rispetto dell’alternanza di genere.

I candidati al Direttivo vengono eletti secondo l’ordine di posizione nella lista.

Oltre ai membri elettivi fanno parte di diritto del direttivo di circolo anche i parlamentari, i consiglieri regionali, provinciali e gli amministratori locali iscritti al partito: (Sindaco, assessori, consiglieri comunali).

Il voto per il Segretario di circolo si esprime votando soltanto una delle liste collegate alla sua candidatura.

I componenti del Direttivo sono ripartiti tra le liste con il metodo proporzionale d’Hondt.

È eletto Segretario di circolo il candidato collegato alla maggioranza assoluta dei componenti del Direttivo.

Qualora nessun candidato Segretario abbia conseguito la maggioranza assoluta dei componenti del Direttivo, il Direttivo elegge il Segretario di circolo con un ballottaggio a scrutinio segreto, a cui accedono i due candidati collegati al maggior numero di componenti dell’organismo.

Art. 7 -Modalità di convocazione delle Assemblee di Circolo

La convocazione delle assemblee deve essere spedita, a cura del coordinamento di circolo uscente, a tutti gli iscritti al Circolo almeno 7 giorni prima dello svolgimento utilizzando il fac-simile di convocazione predisposto dalla Commissione Provinciale per il Congresso.

La convocazione dovrà comunque contenere: il luogo, il giorno e l’ora di inizio della riunione, il programma dei lavori e l’orario di apertura e di chiusura delle votazioni.

Le votazioni dovranno durare non meno di una e non più di tre ore consecutive da collocare in orario successivo alle ore 18.00 per i giorni feriali o nel fine settimana.

Art. 8 – Modalità di svolgimento delle Assemblee di Circolo

Le modalità e i tempi di svolgimento delle Assemblee di Circolo devono garantire la più ampia possibilità di intervento agli iscritti.

Le Assemblee di Circolo sono aperte alla partecipazione di elettori e simpatizzanti del Partito Democratico.

In apertura dell’Assemblea di Circolo, su proposta del Segretario del Circolo stesso, viene costituita e messa ai voti per l’approvazione una Presidenza, che ha il compito di assicurare il corretto svolgimento dei lavori e che garantisca la presenza di almeno un rappresentante per ciascuna candidatura. Fa parte della Presidenza un membro della Commissione Provinciale o un delegato esterno alla stessa che è tenuto ad assistere alla riunione, con funzioni di garanzia circa il regolare svolgimento dei lavori.

Prima che siano aperte le operazioni di voto, vengono presentate le linee politico-organizzative collegate ai candidati a Segretario Provinciale e, distintamente rispetto alle prime, le candidature a Segretario di Circolo, assicurando a ciascuna di esse pari opportunità di esposizione, entro un tempo massimo di 10 minuti.

L’elezione degli organi Provinciali e di Circolo avviene in ogni caso a scrutinio segreto.

Lo spoglio è pubblico e viene svolto dalla Presidenza immediatamente dopo la conclusione delle operazioni di voto.

A conclusione delle operazioni di voto in ciascun Circolo viene redatto un verbale che viene immediatamente trasmesso alla Commissione Provinciale per le operazioni di calcolo di propria competenza. Il verbale contiene anche, i risultati delle votazioni per l’elezione del Segretario e del direttivo di Circolo.

Art. 9 -Modalità di convocazione dell’ assemblea provinciale

La convocazione dell’ assemblea provinciale deve essere spedita, a cura del coordinamento uscente, a tutti i delegati almeno 7 giorni prima dello svolgimento.

La convocazione dovrà comunque contenere: il luogo, il giorno e l’ora di inizio della riunione, il programma dei lavori e l’orario di apertura e di chiusura delle eventuali votazioni per il ballottaggio.

Art. 10 -Proclamazione dei risultati e nomina del Segretario provinciale

L’Assemblea Provinciale, nella riunione di insediamento, convocata e presieduta della Commissione Provinciale, elegge il proprio Presidente.

La candidatura a Presidente dell'Assemblea deve essere sottoscritta da almeno il 10% dei membri dell'Assemblea e la votazione avviene a scrutinio segreto.

Nel caso di una sola candidatura l’elezione avviene con voto palese.

Per l’elezione del Presidente è richiesta la maggioranza assoluta dei voti validamente espressi. Qualora nessuno dei candidati raggiunga tale maggioranza al primo turno di votazione, si procede ad un secondo turno di votazione al quale sono ammessi solo i due candidati più votati al primo turno. In caso di parità, si considera eletto il più giovane di età.

Il Presidente dell’Assemblea Provinciale proclama eletto alla carica di Segretario il candidato la/le cui lista/e, sulla base delle comunicazioni della Commissione Provinciale, abbia/no ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi dell’Assemblea Provinciale.

Qualora nessun candidato abbia ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi, il Presidente dell’Assemblea Provinciale indice, in quella stessa seduta, il ballottaggio a scrutinio segreto tra i due candidati le cui liste abbiano ottenuto il maggior numero di componenti dell’Assemblea e proclama eletto Segretario il candidato che ha ricevuto il maggior numero di voti validamente espressi.

Art.11 -Norme di Garanzia

La Commissione Provinciale ha la responsabilità di accesso e vigilanza sull’Anagrafe degli iscritti, sulla regolarità e sull'effettivo svolgimento dei Congressi. La Commissione interviene e surroga i compiti dei coordinamenti di Circolo in caso di inadempienza.

Eventuali contestazioni riguardo alla convocazione e allo svolgimento delle Assemblee di Circolo devono essere rivolte alla Commissione Provinciale per il Congresso entro due giorni dallo svolgimento del congresso, in seconda istanza, alla Commissione Regionale di Garanzia.

domenica 22 agosto 2010

Se la Lega vuole batta un colpo per il buon federalismo

Di Marco Stradiotto

Nelle Assemblee territoriali di Confindustria Veneto, di qualsiasi provincia, il grido d ’allarme lanciato al Presidente della Regione,Luca Zaia è stato lo stesso:“Non fate morire il federalismo nel la culla!”.
Un concetto essenziale ed espresso con forza a dimostrazione delle grandi attese che anche da questa porzione di Nord Est si levano.
Attese che hanno creduto, nelle tornate elettorali del 2009 e del 2010, alla prospettiva leghista e che oggi, inevitabilmente,si sentono frustrate a tal punto da “presentare il conto ”.
Sono troppo giovane per atteggiarmi a vecchio saggio, ma sinceramente me lo aspettavo. La manovra finanziaria presentata e la sua blindatura a colpi di fiducia è quanto di più ant ifederalista questo governo che ormai,per dirla alla Bersani,“Naviga in acque non conosciute ”,potesse partorire.
Oggi non siamo più nelle condizioni di dire “quando ci sarà il federalismo tutto andrà meglio ”;con una crisi economica che tarda a passar e e che lascia sul campo un numero crescente di vittime soprattutto tra i giovani, dobbiamo cominciare a dire di quale federalismo intendiamo parlare.
Io credo che esista un federalismo “buono ” ,ricco ,reale e veramente capace di dividere le risorse in modo equo, rendendo più efficiente lo Stato,ed uno “cattivo ”, delle briciole, esclusivamente di facciata.
Io non credo assolutamente alla necessità di sancire “Sante Alleanze ”contro la Lega; ricordo perfettamente quando mi invitarono, un paio di anni orsono, a Chiarano, nella Provincia trevigiana,per un ’iniziativa elettorale in vista delle comunali. Nonostante avessi impostato il Tom Tom per raggiungere l ’indirizzo esatto , mi ritrovai sorpreso in una sala nella quale esponenti di punta di PD e PDL sostenevano assieme una lista civica trasversale concepita in chiave anti Carroccio. Bene, il Candidato leghista in quel comune vinse con oltre il 77% dei consensi.
Il problema del Veneto non è la Lega ed episodi, come quello, di ingegneria partitica altro non fanno se non mitizzare, compattare e coprire le incoerenze del Carroccio.
Dobbiamo chiedere alla Lega coerenza, non si può tappezzare il Veneto di manifesti con scritto "Roma Ladrona" e poi approvare, nel Consiglio dei Ministri presieduto da Umberto Bossi, la relazione sul federalismo che in sostanza dice che se la finanza pubblica non funziona non è colpa dello Stato centrale ma di Regioni e Comuni.
Le contraddizioni leghiste sono molte altre: alleata con la parte politica più meridionalista e più clientelare, giustificatrice delle cricche, pronta a votare i contributi straordinari ai Comuni di Catania, Palermo e Roma e ad accettare la deroga al patto di stabilità per i Lavoratori socialmente utili della Sicilia in cambio della norma clientelare per gli splafonatori delle quote latte.
Con quello che resterà ,dopo questi “via libera ”alla politica clientelare,affarist a e gelatinosa di questi anni l ’unico federalismo che si potrà fare sarà quello “cattivo ”,quello povero, quello dei tagli lineari che fanno male solo ed esclusivamente ai migliori.
Noi del PD, invece sappiamo che per fare federalismo che serve al Veneto ed al Paese non servono le chiacchiere propagandistiche accompagnate dai tagli lineari uguali per tutti, buoni e cattivi, ma serve una politica che metta da parte i clientelismi, gli sprechi, le cricche, i privilegi, che combatta l'evasione fiscale in modo da avere le risorse necessarie da dare ai territori, come il Veneto, che storicamente sono stati più penalizzati.
Il Partito Democratico del Veneto è in campo per il federalismo vero; se la Lega vuole realmente farlo batta un colpo.

Marco Stradiotto
Senatore PD componente della commissione bicamerale per il federalismo fiscale

sabato 14 agosto 2010

Le nostre osservazioni al PAT

Osservazione n° 1

Si chiede che il dimensionamento previsto nello strumento di pianificazione adottato sia coerente con le risultanze dello Studio Socio Economico redatto dal Gruppo Tolomeo e allegato al PAT stesso, in qualità di elaborato essenziale e integrante.

Infatti, il dimensionamento del PAT, soprattutto per quanto attiene le nuove possibilità di edificazione, deve trovare puntuale giustificazione nell’analisi sugli andamenti della popolazione residente e sul conseguente fabbisogno edilizio.

È per questa ragione che è stato realizzato lo Studio Socio Economico, che poi è inserito nella Relazione di Progetto del PAT, includendo anche l’appendice datata 2 novembre 2009 e denominata “integrazione all’applicazione delle proiezioni demografiche e stima della domanda di residenza”.

Dall’analisi comparata tra gli studi fondativi del PAT e i conseguenti documenti di progetto, si riscontrano incongruenze molto rilevanti, a cui si deve porre rimedio prima dell’approvazione definitiva, adeguando ovviamente le previsioni di progetto ai dati oggettivi delle analisi preliminari (l’edificabilità ammessa dal PAT deve essere drasticamente ridotta)

Infatti, il documento integrativo dello Studio Socio Economico rileva una possibile crescita del numero delle famiglie residenti compresa tra 1.250 e 2.200 unità, nell’arco di anni compreso tra il 2009 e il 2021.

Ciò determina la necessità di reperire un numero corrispondente di nuove abitazioni.

Di conseguenza è previsto un fabbisogno di nuove abitazioni compreso tra 1.250 e 2.200.

In base ai risultati delle analisi dello Studio Socio Economico, la dimensione media di un’abitazione nel territorio comunale è stata determinata in 95 metri quadri.

Il dimensionamento del PAT, quale si evince dalla tabella allegata all’Articolo 37 delle Norme Tecniche di Attuazione, ammonta a 1.497.500 mc (compresa la cosiddetta “quota aggiuntiva”).

In termini di nuove abitazioni abbiamo un incremento previsto pari a circa 5.250 unità (1.497.500 mc diviso 3 mc/mq, diviso 95 mq per abitazione = 5.254 abitazioni).

In conclusione: di fronte a un fabbisogno stabilito in 1.250 / 2.200 nuove abitazioni, il PAT è sovradimensionato dal doppio al quadruplo di quanto effettivamente necessario.

Ovviamente tale abnorme incongruenza deve essere corretta prima della definitiva approvazione del PAT, riducendo drasticamente le possibilità edificatorie del PAT.

A margine si segnala che nel computo delle nuove abitazioni disponibili, il PAT ignora totalmente il numero (certamente rilevante) delle nuove abitazioni che si renderanno disponibili con il completamento di tutti i piani di recupero previsti.

Osservazione n° 2

Si chiede che lo Studio Socio Economico e, di conseguenza, il PAT stesso, siano adeguatamente rivisti tenendo conto degli esiti nel nostro territorio comunale della legge regionale n° 14 dell’8 luglio 2009, meglio nota come piano casa.

Questa legge, infatti, ha il valore di strumento straordinario, e consente ampliamenti del 20%, del 30% e anche del 40%, in deroga agli indici di piano vigenti.

Ciò che viene oggi costruito con il piano casa va, quindi, a coprire una parte consistente del fabbisogno di abitazioni previsto dal PAT adottato.

E di conseguenza l’incremento di nuove abitazioni indicato nel PAT deve essere ulteriormente limitato.

La chiarezza dell’Amministrazione Pubblica su questo tema è necessaria e dovuta, anche al fine di dare ai numerosi operatori del settore delle costruzioni, indirizzi oggettivi e concreti, cancellando le previsioni irrazionali e fuorvianti contenute nell’attuale dimensionamento del PAT.

Osservazione n°3

Si chiede che le evidenti e numerose contraddizioni che si possono riscontrare tra gli elaborati di analisi del PAT e gli elaborati di progetto siano risolte con la conferma delle tutele richieste dalle analisi ambientali, e quindi senza depotenziare le analisi stesse.

Se si osservano la Tavola 2 (Carta delle Invarianti) e la Tavola 3 (Carta delle Fragilità) del PAT, che riassumono i risultati delle analisi fondative preliminari (geologiche, idrogeologiche, agronomiche, paesaggistiche, ecc.), e si confrontano con le Tavole della Trasformabilità, si possono individuare numerose incongruenze e contraddizioni.

Spesso sono individuate aree disponibili per nuovi interventi insediativi laddove le Tavole 2 e 3 indicano la presenza di elementi rilevanti da tutelare, conservare e valorizzare. Un esempio: si trovano indicati filari di alberi e di siepi da conservare, e gli stessi lotti risultano destinati all’edificazione.

Poiché non si può ipotizzare un governo del territorio che consenta di risolvere la tutela mediante una trasformazione che sottrae e annulla l’oggetto stesso della tutela (ciò, infatti, è contraddizione pura), si devono correggere le tavole della trasformabilità e le norme conseguenti, in coerenza con i contenuti delle Tavole 2 e 3.

Non può, infatti, essere ammesso che l’Amministrazione Comunale vada oggi a manomettere le Tavole 2 e 3 (e\o le relative norme di conservazione), laddove riscontrasse elementi ostativi alla trasformabilità delle aree in funzione insediativa.

Si chiede pertanto, e fermamente, che il PAT sia coerente all’assetto normativo introdotto dalla Legge Regionale n° 11 del 23 aprile 2004, che prescrive l’individuazione degli elementi pregevoli e degli elementi fragili, e ne impone l’accurata tutela.

Osservazione n° 4

Si chiede che il PAT diventi l’occasione per annullare (o almeno ridimensionare l’estensione) della grande area per nuovi insediamenti produttivi prevista a sud della Strada Regionale 52, nei pressi del confine con il Comune di Vedelago, inserita all’interno dell’ATO I-8 (Produttivo – Salvatronda).

Si tratta, infatti, di un intervento che causerebbe la distruzione di un’amplissima area naturale che oggi può essere impiegata per l’attività agricola.

Le esigenze di nuovi spazi per insediare attività produttive sono oggi radicalmente ridotte, a Castelfranco e in tutto il territorio regionale, per cui è venuta meno la giustificazione oggettiva di questa scelta già presente nel PRG e confermata nel PAT.

Ci si aspetta, infatti, che di fronte all’attuale, drastica evoluzione delle attività produttive locali (in parte determinata dalla crisi economica contingente, e in parte dalla scelta di delocalizzazione), l’Amministrazione Comunale consideri il PAT in itinere, non come la conferma pedissequa di un PRG ormai superato (perché pensato oltre dieci anni fa), ma come uno strumento indispensabile per supportare, governare e indirizzare un settore fondamentale, qual è quello industriale e artigianale.

In base a questa consapevolezza diventa oggi necessario completare lo sviluppo insediativo delle aree già urbanizzate, ma ancora parzialmente vuote, prima di avviare nuovo consumo di territorio agricolo. Ciò anche per ottenere una distribuzione ordinata e funzionale delle attività in rapporto alla viabilità esistente (che deve essere alleggerita, in quanto già sovrautilizzata) e in rapporto ai nuovi tracciati territoriali regionali (Superstrada Pedemontana, prolungamento della tangenziale ovest, Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale).

Osservazione n° 5

Si chiede di rivedere completamente la collocazione della cosiddetta “Nuova Cittadella dello Sport”, oggi prevista a sud del territorio comunale, all’interno dell’ATO I-12 (Borgo Padova), riportandola dov’era prevista, ovvero all’interno del quadrante nord-est, compreso tra il Centro Città e Salvarosa, in contiguità con i grandi servizi territoriali, con le principali sedi scolastiche e con la stazione ferroviaria.

La nuova posizione prevista a sud di Borgo Padova è scomoda per la grande maggioranza della popolazione cittadina: si raggiunge, infatti, con molta difficoltà, utilizzando una viabilità attuale che necessita di un adeguamento complessivo.

Peraltro i terreni su cui è prevista la “Nuova Cittadella dello Sport” sono prevalentemente di proprietà privata. L’Amministrazione Comunale non ha le risorse finanziarie per acquisire le aree, e i privati non possono trovare sufficiente ritorno economico per un intervento diretto, tantomeno oggi e tantomeno in questa localizzazione, così poco attraente per la possibile utenza.

L’ipotesi che si tratti di un intervento oggettivamente irrealizzabile è quindi molto elevata e concreta, privando alla fine la Città di attrezzature importanti e qualificanti.

Osservazione n° 6

Si chiede che il PAT si faccia carico di una maggiore tutela ambientale per il Fiume Muson, salvaguardando dall’edificazione ogni zona libera ancora presente lungo le sue rive, per una fascia di larghezza più ampia possibile, e valorizzando le sue peculiarità ambientali e paesaggistiche.

Si chiede quindi che il PAT individui le strategie per la progressiva eliminazione di tutti gli elementi detrattori attualmente presenti, e che sono stati determinati da una carenza di sensibilità ambientale e paesaggistica che oggi è generalmente superata.

In tal modo l’asta del fiume potrà essere valorizzata, e potrà costituire un elemento emergente all’interno del territorio comunale, secondo gli orientamenti che accumunano le città occidentali più avanzate, che riconoscono il valore strategico del recupero del rapporto tra la città e l’acqua.

Osservazione n° 7

Si chiede che il PAT ponga maggiore attenzione al tema del centro storico del Capoluogo, introducendo tutti gli strumenti di pianificazione utili a consentire il suo recupero integrale e la sua compiuta valorizzazione.

Infatti, dopo le iniziative messe in cantiere a partire dagli anni novanta, spesso di alto livello, si assiste, oggi, all’abbandono di parti rilevanti del centro storico, con conseguente dequalificazione di tutto l’intorno.

Il PAT deve assumere come obiettivo centrale il riavvio degli interventi privati per il recupero di tutti i comparti del centro storico, affrontando finalmente il problema dei parcheggi per la residenza interna, e introducendo misure di incentivo che sono diventate necessarie in relazione ai costi d’intervento, giunti attualmente a un livello che non è sostenibile secondo i parametri correnti di mercato.

Castelfranco Veneto ha un centro storico notoriamente di grande qualità e fascino, che però oggi soffre per le numerose porzioni degradate, abbandonate o inutilizzate. Dalle iniziative di recupero qui auspicate, potranno derivare elementi di vantaggio anche per il settore economico del turismo, oltre che benefici per i residenti attuali e per la città nel suo complesso.

Osservazione n° 8

Si chiede che il PAT sia maggiormente orientato ad affrontare uno dei temi centrali di oggi (e che determineranno le azioni principali del prossimo decennio), ovvero la riqualificazione delle grandi aree dismesse: in primis, le vaste aree produttive inutilizzate, o in via di dismissione, nei pressi del centro città.

A tal fine si devono introdurre misure d’incentivo alla riqualificazione, ma impiegando tutti gli strumenti di pianificazione necessari a garantire che la trasformazione di queste aree non sia determinata unicamente dalla massimizzazione della nuova volumetria insediabile. Al contrario gli interventi ammessi devono tener conto che si tratta di un’occasione unica per immettere nuova qualità urbana all’intero centro città. Perciò si devono adottare scelte orientate ad aumentare la qualità della vita cittadina, sia all’interno delle aree da recuperare, sia nel loro intorno circostante.

È questo intorno, infatti, che oggi merita un risarcimento, dopo che ha dovuto subire, nel passato, i degradi e i disagi determinati dall’espansione delle aree produttive.

In molte città il recupero delle aree produttive centrali dismesse ha consentito un autentico risanamento e un rinascimento urbano. In altri casi, invece, si è persa quest’opportunità, e la concessione di volumetria edilizia senza qualità e senza una dotazione adeguata di spazi pubblici e di nuove attrezzature, ha generato insediamenti residenziali alienanti.

Si chiede che questo tema sia posto accuratamente all’attenzione del PAT, tenuto conto che si tratta di uno strumento irrinunciabile per conseguire un governo territoriale qualificante di queste trasformazioni.

Va, infatti, considerato che la grande riforma urbanistica regionale avviata con la Legge 11 del 2004 (riforma che ha introdotto il PAT), è notoriamente orientata al recupero del tessuto insediativo esistente, alla sua riqualificazione, in opposizione all’ulteriore impiego di nuova superficie libera. E a tale scopo sono stati introdotti gli strumenti del Credito Edilizio, della Compensazione e della Perequazione Urbanistica, ecc..

Ciò che risulta nel PAT adottato, è soltanto un richiamo generico a questi nuovi strumenti operativi, in quali non sono declinati (come sarebbe necessario) secondo le esigenze e le prassi locali, e quindi diventano oggettivamente inutilizzabili, e inefficaci.

Osservazione n° 9

Si chiede che nel PAT adottato siano introdotti gli elementi necessari per dare attuazione concreta alla valorizzazione dei percorsi naturalistici, e alla formazione dei nuovi corridoi ecologici, in modo da evitare che questi indirizzi molto validi rimangano solo sulla carta, privando la città di elementi qualificanti.

Nella sua configurazione attuale il PAT sembra rendere attuabili solo gli interventi che possono godere dell’impiego diretto di risorse pubbliche. Mentre non risultano definite le politiche per il coinvolgimento operativo dei privati.

Ora il PAT deve assumere la consapevolezza dell’inevitabile, progressivo, esaurimento delle iniziative pubbliche, e per non rinunciare a intervenire su questo tema importante, deve introdurre strumenti efficaci di compartecipazione pubblico-privato.

Osservazione n° 10

Si chiede che il PAT, in coerenza con il suo valore di strumento di pianificazione generale, stabilisca anche i criteri per la valorizzazione complessiva del patrimonio immobiliare detenuto dall’Amministrazione Comunale.

Capita, infatti, che al di fuori di una programmazione coordinata, la valorizzazione del patrimonio pubblico sia dettata unicamente da esigenze contingenti, e sia orientata esclusivamente verso una valorizzazione di natura finanziaria: è il caso degli immobili rivalutati surrettiziamente in funzione dell’alienazione (per fare cassa).

Invece la valorizzazione del patrimonio pubblico deve essere calibrata su visioni strategiche (e quindi non meramente contingenti).

Spesso un’oculata destinazione a parco, a parcheggio, oppure per l’insediamento di attrezzature pubbliche attraenti, o per la formazione di una piazza, possono determinare occasioni di arricchimento indiretto, mediante la valorizzazione del contesto immobiliare privato circostante.

Un esempio: se un’area libera in centro città viene alienata per costruire un nuovo condominio, in una zona già densa, il Comune farà cassa subito, ma la parte di città andrà verosimilmente verso il declino e verso il degrado dovuto alla congestione edilizia.

All’opposto se l’area libera viene valorizzata trasformandola, ad esempio, in piazza, tutto l’intorno ne trarrà benefici, le attività economiche avranno maggiore opportunità di lavoro e il Comune ne trarrà un beneficio indiretto, qualificando stabilmente una parte di città.

La scelta da adottare volta per volta richiede la definizione di una visione strategica generale. In questo quadro il PAT è lo strumento più importante.

Castelfranco Veneto - 14 agosto 2010.

lunedì 2 agosto 2010

Verso il congresso a Castelfranco di Rosanna Di Gaetano 2 agosto 2010

Verso il congresso a Castelfranco
Congresso : non è solo nominare un segretario
ma
Congresso è:
• definire la linea politica da adottare da portare avanti cercando di
allargarla e radicarla nella società castellana ( visto anche l’importanza
che dovrebbe acquisire l’azione politica, specie in questi momenti, di un
partito come il PD )
Congresso è:
• definire la linea politica coinvolgendo tutti gli iscritti ed incentivando
la maggior partecipazione possibile anche per perseguire principi ed
aspetti peculiari del PD enunciati già nei primi articoli del suo Statuto….
………” Il Partito Democratico è un partito federale costituito da elettori ed iscritti
……..”Il Partito Democratico affida alla partecipazione di tutte le sue elettrici e di tutti i
suoi elettori le decisioni fondamentali che riguardano l’indirizzo politico, l’elezione
delle più importanti cariche interne, la scelta delle candidature per le principali cariche
istituzionali”…
……..” Ai fini del presente Statuto, vengono identificati due soggetti della vita
democratica interna: gli iscritti e gli elettori”…
…..”Ai fini del presente Statuto, ove non diversamente indicato, per «elettori/elettrici»
si intendono le persone che, cittadine e cittadini italiani nonché cittadine e cittadini
dell’Unione europea residenti in Italia, cittadine e cittadini di altri Paesi in possesso di
permesso di soggiorno, iscritti e non iscritti al Partito Democratico, dichiarino di
riconoscersi nella proposta politica del Partito, di sostenerlo alle elezioni, e accettino di
essere registrate nell’Albo pubblico delle elettrici e degli elettori”…..
……”Tutti gli elettori e le elettrici del Partito Democratico hanno diritto di:
a) partecipare alla scelta dell’indirizzo politico del partito mediante l’elezione diretta dei
Segretari e delle Assemblee al livello nazionale e regionale.
b) partecipare alle elezioni primarie per la scelta dei candidati del partito alle principali
cariche istituzionali;
c) avanzare la propria candidatura a ricoprire incarichi istituzionali;
d) prendere parte a Forum tematici;
e) votare nei referendum aperti alle elettrici e agli elettori e prendere parte alle altre
forme di consultazione;
f) avere accesso alle informazioni su tutti gli aspetti della vita del partito;
g) prendere parte alle assemblee dei circoli;
h) ricorrere agli organismi di garanzia e riceverne tempestiva risposta qualora si
ritengano violate le norme del presente Statuto, quanto a diritti e doveri loro attribuiti”….
Congresso è:
• adottare una prassi partecipativa efficiente e dinamica della forma-
partito
Congresso è:
• dar seguito e ripetere l’esperienza delle scorse amministrative dove
il PD (interpretando il desiderio dei cittadini di partecipare in prima
persona alla cosa pubblica ed alla responsabilità civile con un proprio
apporto per una diversa società ) ha favorito la formazione di una
lista civica e promosso la formazione di un gruppo unico in Consiglio
Comunale. L’esperienza è stata e può ulteriormente essere una
concreta sperimentazione di possibilità e modalità di dialogo con
soggetti e/o realtà altrimenti lontani non solo ad un partito ma anche
alla politica direttamente vissuta.
Castelfranco presenta aspetti apparentemente in contraddizione:
ü da un lato, vota a gran maggioranza Lega, ratificando una gestione
della cosa pubblica monocratica e chiusa in se stessa
ü dall’altro, è protagonista nel volontariato, alimentando una rete
partecipata da molti ed aperta a più esperienze ed esigenze
E… questo secondo aspetto della dinamica castellana è stato confermato
dalla partecipazione dei cittadini in due occasioni importanti: le primarie per
l’elezione del segretario del PD e la recente campagna elettorale dove il
progetto “Donata Sartor” è stato accolto con entusiasmo e rinnovata fiducia
nell’azione politica.
Quando il PD “esce al di fuori delle mura del circolo” trova risposte fattive e
segnali importanti di fiducia e disponibilità:
sarebbe veramente ingrato e miope non riuscire, in una fase congressuale,
ad alimentare, a dar forma e continuità a questa disponibilità!
Si confermerebbero i motivi della diffidenza diffusa, anche tra gli elettori
del PD, nelle forme - partito in genere; diffidenza che il PD ha pensato
di superare definendo articoli di apertura nello Statuto ( articoli talora
misconosciuti ed altre volte vanificati dagli stessi iscritti anche per le difficoltà
e il grande impegno necessario per concretizzarli).
Quell’impegno che, invece, ognuno degli iscritti dovrebbe prevedere per
tutelare e migliorare proprio la forma-partito, vale a dire l’unica forma
possibile di rappresentanza organizzata e di garanzia della democrazia!
E’ quindi auspicabile, per le ragioni sopra dette, che il congresso diventi
occasione per affrontare le difficoltà e le problematiche insite in un processo
di riforma politica come quella promossa dal PD. Riforma che esige modalità
diverse di comunicazione e di condivisione oltre alla necessità di proporre
e sperimentare nuove forme di organizzazione, più dinamiche, mobili, per
coinvolgere non solo gli iscritti ma anche gli elettori:
• informando il popolo delle primarie della fase precongressuale del PD
• evidenziando la possibilità di una partecipazione diretta alla definizione
della linea politica
• presentando la volontà del circolo di organizzare delle forme di
confronto dialettico: di informazione/di partecipazione
• articolando in luoghi diversi dal circolo ( nei quartieri, nelle frazioni..)
gli incontri in risposta agli elettori resisi disponibili a partecipare al
congresso
• coordinando le attività e sintetizzando le discussioni
• proponendo ai candidati alla segreteria e alla lista d’appoggio i possibili
risultati dell’attività precongressuale
• appoggiando una modalità di partecipazione consultiva all’attività del
circolo ( coordinamento, gruppi di lavoro ) di non iscritti coinvolti nel
precongresso