giovedì 16 luglio 2009

Un altro condono















È arrivato il grande caldo dall'Africa. Le temperature torride che hanno annebbiato le menti, hanno effetti ancora più evidenti nella politica del governo Berlusconi che in soli due giorni ha presentato due provvedimenti che hanno in comune molta pubblicità e poca sostanza. Con lo scudo fiscale e il nuovo Documento di programmazione economica e finanziaria, l'esecutivo ha di nuovo messo le mani avanti difronte alla crisi economica che prima viene ignorata, poi viene combattuta solo con l'ottimismo e infine accettata come una cosa ovvia e scontata, confermando il crollo del Pil a – 5,2%.

Il testo programmatico della prossima legge finanziaria per il quadriennio 2010/2014 è stato presentato da Berlusconi in pompa magna. Presenti anche i ministri Calderoli, Frattini e Tremonti (vero e unico relatore delle strategie economiche). Ma prima che il superministro dell'Economia potesse snocciolare i dati anticrisi* e apostrofare un giornalista non compiacente come una “testa di c...”, Berlusconi ha trovato il modo di annunciare che anche con questa Finanziaria “non c'è nulla di nuovo. Andava bene prima, quindi andrà bene anche ora”. Forse si riferiva al suo patrimonio e/o ai suoi affari pubblici e privati ma, di certo, non alla situazione della maggioranza degli italiani che fatica ad arrivare a fine mese e delle tante piccole e medie imprese che chiuderanno il prossimo settembre.

“Per l'Istat – ha continuato a vantarsi il premier – si tratta del migliore DPEF degli ultimi anni”. E anche Bankitalia ha dato il suo placet. Poi finalmente ha lasciato la parola a Frattini che, in qualità di ministro degli Esteri, ha letto i sondaggi che riguardano la fiducia, l'amore degli italiani nei confronti di Silvio e il suo governo. Insomma davvero un ruolo istituzionale!
“Il 68,4% degli italiani apprezza Berlusconi, il 57% apprezza il governo. Ora scusatemi ma devo andare ad incontrare una delegazione greca”.

Con l'arrivo invece dello scudo fiscale, emendamento al decreto legge anticrisi in commissione Bilancio e Finanze alla Camera, il governo ha previsto invece una sanatoria per il rientro dei capitali dall'estero. Nella relazione tecnica si legge che “la norma prevede l'istituzione di un'imposta straordinaria sulle attività finanziarie e patrimoniali, detenute fuori dal territorio dello Stato e a condizione che le stesse vengano rimpatriate in Italia da paesi extraeuropei nonché regolarizzate ovvero rimpatriate perché in essere in paesi dell'Unione europea e in paesi aderenti allo spazio economico europeo che garantiscono un effettivo scambio di informazioni fiscali in via amministrativa".

Lo scudo fiscale prevede un'aliquota al 5% da applicare sulle attività finanziarie e patrimoniali detenute almeno al 31 dicembre 2008 o rimpatriate e regolarizzate a partire dal 15 ottobre 2009 e fino al 15 aprile 2010. Un imposta che viene applicata sul rendimento lordo del 2% annuo per i cinque anni precedenti il rimpatrio o la regolarizzazione "con un'aliquota sintetica del 50% per anno comprensiva di interessi e sanzioni e senza diritto allo scomputo di eventuali o crediti". Il gettito, per ora è pari ad un euro, data la sua "assoluta imprevedibilità".

Esclusi dallo scudo fiscale i reati tributari previsti dal decreto legislativo 74/2000 "ad eccezione dei reati di dichiarazione infedele e di omessa dichiarazione", i delitti di associazione per delinquere di tipo mafioso, di corruzione, concussione, estorsione, sequestro di persona a scopo di estorsione, usura, traffico di armi, persone e droghe.

“Lo scudo fiscale previsto dal governo è un condono nella versione peggiore”. Lo ha detto Dario Franceschini a Montecitorio, al termine di una riunione con il capogruppo Antonello Soro, il vicecapogruppo Gianclaudio Bressa, e i componenti delle commissioni Bilancio e Giustizia.
'Non hanno neanche il coraggio delle loro azioni - ha dichiarato il segretario del Pd - hanno detto che non avrebbero fatto lo scudo e invece eccolo qui. E' un condono inaccettabile - ha aggiunto - verso chi ha violato la legge”.

"Dopo aver dichiarato solennemente la fine dei condoni ne ricomincia una stagione con l'esito inevitabile di un maggior carico fiscale su chi fa il suo dovere". Lo ha dichiara Pier Luigi Bersani, responsabile economico del Pd. "Benché ci siano evidenti passi indietro rispetto alle prime intenzioni del Governo – ha aggiunto Bersani - la scelta dello scudo fiscale rimane indigeribile per tre motivi: lo sconto è impressionante e incomprensibile per chi le tasse le paga; non si capisce come garantire la certezza del periodo fiscale in esame e resta quindi ambiguo se si paghi il 56% o ancora meno; non c'è traccia alcuna di misure concrete tese a ripristinare la fedeltà fiscale".

Per Stefano Fassina, responsabile Finanza pubblica del Pd, “il ministro Tremonti, sotto la spinta della Commissione Europea e delle opposizioni, ha dovuto fare marcia indietro sull'impianto iniziale del condono, disposto dall'emendamento presentato oggi alla Camera dalla maggioranza.
All'inizio, si prevedeva un'aliquota del 5% sul capitale, in quanto il condono copriva anche reati penali. Poi, scomparsi i reati più gravi, per rendere il condono appetibile, si abbassa l'aliquota all'1%. Questo è il risultato della formulazione volutamente ambigua del comma 2, lettera a) dell'emendamento presentato. Se non fosse così, perché non prevedere semplicemente un'aliquota del 5% sul capitale, invece che tassare i rendimenti annui? Chi dichiarerà di avere avuto i capitali all'estero per più di un anno? Come si potrà controllare? Insomma, si paga un obolo minimo per
legalizzare l'evasione. E si incentiva ulteriore evasione. Ecco che vincono i furbetti”.

“Tremonti perde il pelo ma non il vizio e solo dopo un anno di governo tradisce le sue stesse promesse di non presentare più condoni”. Così la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti ha commentato il contenuto dell’emendamento del governo al decreto legge anticrisi all’esame della Camera. “Si tratta di un condono a tutti gli effetti e vi potrà aderire non solo chi ha portato illecitamente denaro all’estero, ma anche chi ha commesso reati di bancarotta fraudolenta, falso in bilancio, ricettazione e riciclaggio. E’ una norma scandalosa, un affronto per tutti gli italiani che pagano regolarmente le tasse. Per non parlare del fatto che il testo sembra scordare che in Italia esiste la criminalità organizzata. La norma del Governo, per come è scritto, sembra infatti non contenere alcuna garanzia per impedire che mafiosi e camorristi possano beneficiarne. Non sembrano esservi – ha ribadito la Ferranti - efficaci strumenti di controllo per scongiurare il rientro dei capitali e dei proventi della criminalità organizza. Questo scudo fiscale – conclude – per come è stato impostato è una norma di inciviltà”.

“Scudo fiscale con emendamento al settimo provvedimento anticrisi dell’esecutivo Berlusconi. Ecco come risponde il centrodestra all’invito di confronto del capo dello Stato e alle difficoltà economiche dei lavoratori onesti e delle imprese che investono: un condono per chi ha portato i soldi all’estero e ora può rimpatriarli con poca spesa e l’ennesimo provvedimento tampone a una crisi fin qui negata e quindi mai affrontata”.

Per Marina Sereni, vicepresidente dei deputati PD, “questo governo umilia l’Italia tutta a cominciare dalle parti sociali alle quali non è stata neanche avanzata l’ipotesi dello scudo fiscale e dell’aumento dell’età pensionabile per le donne della pubblica amministrazione.
Questo governo umilia il Parlamento dov’è in discussione il decreto legge sul quale si fa sempre più probabile l’ipotesi del voto di fiducia che annullerebbe la possibilità di confronto e di partecipazione dell’opposizione. Questo governo sta cercando di far pagare ai terremotati abruzzesi lo sconto fatto agli evasori fiscali che beneficeranno dello scudo modificando le norme sul rimborso delle tasse e trattando le popolazioni colpite dall’ultimo sisma in maniera diversa dai friulani, umbri e marchigiani. Ma noi – ha concluso la Sereni - useremo tutti gli strumenti regolamentari possibili per impedire uno schiaffo alle popolazioni terremotate, ai lavoratori, ai professionisti e alle imprese abruzzesi”.


* Risorse lorde pari a circa 27,3 miliardi per il quadriennio 2008-2011 - 2,7 miliardi nel 2008, 11,4 nel 2009, 7,5 nel 2010 e 5,8 nel 2011 -, corrispondenti all'1,8 per cento del Pil.


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